Non ti chiederò mai niente
Ho appena riascoltato Jeff Buckley che canta "Hallelujah". Ti ho mai detto che per me è la "tua" canzone? Ti penso.
Leggo l’sms che mi hai scritto. Lo rileggo. Sorrido amaro. La mia canzone. Ti ho mai detto che ogni volta che l’ascolto penso che sia la mia canzone? No, non te l’ho mai detto. Immaginavo lo sapessi di già. Lo sapevi. Bene.
Chissenefrega, vorrei aggiungere. Mentendo. Me ne frega, eccome, ancora me ne frega, me ne frega più di qualunque cosa mi sia accaduta oggi. Più che del fatto che Doriana, la mia collega, si sposi. Più del fatto che mia madre abbia prenotato una settimana last minute in un hotel termale in Tunisia, più del fatto che mi è arrivato il ciclo, più del fatto che stasera uscirò a cena con le solite amiche.
Ma non abbastanza.
Due mesi fa, questo sms mi avrebbe indorato la giornata, riscaldato la settimana, cambiato la vita forse.
Mi pensi.
Dovrei sentirmene felice.
In un altro mondo, tra due persone diverse da noi, io ti chiamerei, ora, e ti parlerei in modo trasportato, intimo,. Sussurrerei "anch’io ti penso", e tu mi diresti "ho voglia di vederti" e io direi "ti voglio vedere anch’io" e fisseremmo un appuntamento, e incontrandoci ci guarderemmo negli occhi e
Ma non funziona così. Non tra noi.
Mi pensi adesso. Se ti chiamo tra cinque minuti, ma anche tra due, o uno, mi racconterai di cosa hai fatto l’altra sera, di un film che hai visto, dei tuoi progetti per l’estate, del tuo lavoro.
Risponderai con razionalità disarmante a ogni domanda allusiva. "Sì, mi sei venuta in mente, so che ti piace quella canzone". Banalizzeresti.
Il brivido di un "ti penso" scambiato con la dubbia valuta di un "mi sei venuta in mente."
Me lo risparmio. Rinuncio.
Mi hai sentito?
Rinuncio.
Mi tengo il "ti penso". Lo metterò da parte, posso anche cancellarlo, tanto non lo dimentico, non posso dimenticarlo.
Vuoi eliminare il messaggio? Ok.
Sì, grazie.
Un ghepardo non può correre alla massima velocità per più di quindici secondi.
Io ho corso alla massima velocità per quindici mesi. Sono stremata. Devo rallentare. Fermarmi forse.
Non vuoi rinunciare a me. Per questo mi sveli uno dei tuoi segreti, stasera. Il tuo "ti penso" è una cima, con la quale pensi di ancorarmi a te. Sai che in passato ha funzionato.
Me ne hai lanciate a decine, ormai. Mi hai legata così stretta, così vicina che non respiro che la tua aria.
Ti è stato facile, non mi sono divincolata. Mi sono lasciata trascinare con il sorriso sulle labbra. Ho dato.
Ti ho dato.
L’anima.
Ti ho addobbato con le mie parole, lucidato con le mie emozioni, ti ho svelato ogni piccola meraviglia che si nasconde dentro di te, ti ho reso forte abbastanza da poter volare da solo. Ti ho fatto grande mostrandomi piccola, ho retto tra le mani il riflettore puntato su di te, ti ho costruito un palcoscenico e ti ho lasciato recitare il tuo soggetto, unico protagonista. Ho applaudito e pianto. Ho dato e mai chiesto.
Non ti chiedo nemmeno adesso. Non ti chiederò mai niente.
Cancello il tuo messaggio serbandone il vuoto splendore. Come un gioiello troppo vistoso. Bello da vedere, impossibile da indossare.
E vado avanti. Senza di te.
Sabrina Campolongo
