una storia ai delfini

Un luogo condiviso: racconti, riflessioni, poesie, pezzi di parole di amici che vogliono parlarsi e ascoltare; scrittura in libertà. MariaGiovanna Luini

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Nome: MariaGiovanna Luini
Scrivo. Ecco tutto. Forse. Amo il mare, il silenzio e una piccola casa nel bosco. Il mio indirizzo email: mariagiovanna.luini@gmail.com Gli altri blog: http://mariagiovanna.typepad.com http://mariagiovannaluini.blogspot.com Il mio MYSPACE: http://www.myspace.com/mariagiovannaluini I miei libri: "Esser grandi è una fiaba" (Lampi di Stampa 2006), "Una storia ai delfini" (Edizioni Creativa 2007), "Il mio racconto " (Edizioni Il Filo, 2007), "I racconti delle bacche rosse" (Lampi di Stampa, 2008), "Le parole del buio" (Edizioni Creativa 2008, collana Piccole Storie). Coordino la collana "Piccole Storie" di Edzioni Creativa. Nel 2007 ho pubblicato i racconti "La donna vestita di fiori" nella raccolta "Concepts Moda" di ARPANet, "La piccola casa di legno e quel profumo: fragranza e mistero di notti romane" in "Concepts Profumo" di ARPANet, e nel 2008 "Il chiama angeli" in "RAC-CORTI" di Giulio Perrone Editore e "La penombra di un ufficio e un ascensore che sibila" in "Eros e Amore" di ARPANet. Con il romanzo "Una storia ai delfini" (Edizioni Creativa) e alcuni racconti ho vinto il premio speciale della Giuria al Trofeo Penna d'Autore 2006 (sezione narrativa), il terzo premio al Concorso Letterario Nazionale Lega Italiana per la lotta contro i tumori sezione di Parma 2006, il primo premio sezione Narrativa al Premio Letterario Internazionale Santa Margherita Ligure - Franco Delpino 2005. Mi trovate anche sul sito http://historicailfoglioletterario.menstyle.it/, e su HISTORICA, l'e-magazine diretto da Francesco Giubilei. Scrivo recensioni su MANGIALIBRI (http://mangialibri.it) e sono consulente della casa di produzione cinematografica TAODUE NOVAFILMS.

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lunedì, 06 agosto 2007

il racconto di Sabrina Campolongo (http://balenebianche.splinder.com)

Non ti chiederò mai niente

Ho appena riascoltato Jeff Buckley che canta "Hallelujah". Ti ho mai detto che per me è la "tua" canzone? Ti penso.

Leggo l’sms che mi hai scritto. Lo rileggo. Sorrido amaro. La mia canzone. Ti ho mai detto che ogni volta che l’ascolto penso che sia la mia canzone? No, non te l’ho mai detto. Immaginavo lo sapessi di già. Lo sapevi. Bene.

Chissenefrega, vorrei aggiungere. Mentendo. Me ne frega, eccome, ancora me ne frega, me ne frega più di qualunque cosa mi sia accaduta oggi. Più che del fatto che Doriana, la mia collega, si sposi. Più del fatto che mia madre abbia prenotato una settimana last minute in un hotel termale in Tunisia, più del fatto che mi è arrivato il ciclo, più del fatto che stasera uscirò a cena con le solite amiche.

Ma non abbastanza.

Due mesi fa, questo sms mi avrebbe indorato la giornata, riscaldato la settimana, cambiato la vita forse.

Mi pensi.

Dovrei sentirmene felice.

In un altro mondo, tra due persone diverse da noi, io ti chiamerei, ora, e ti parlerei in modo trasportato, intimo,. Sussurrerei "anch’io ti penso", e tu mi diresti "ho voglia di vederti" e io direi "ti voglio vedere anch’io" e fisseremmo un appuntamento, e incontrandoci ci guarderemmo negli occhi e

Ma non funziona così. Non tra noi.

Mi pensi adesso. Se ti chiamo tra cinque minuti, ma anche tra due, o uno, mi racconterai di cosa hai fatto l’altra sera, di un film che hai visto, dei tuoi progetti per l’estate, del tuo lavoro.

Risponderai con razionalità disarmante a ogni domanda allusiva. "Sì, mi sei venuta in mente, so che ti piace quella canzone". Banalizzeresti.

Il brivido di un "ti penso" scambiato con la dubbia valuta di un "mi sei venuta in mente."

Me lo risparmio. Rinuncio.

Mi hai sentito?

Rinuncio.

Mi tengo il "ti penso". Lo metterò da parte, posso anche cancellarlo, tanto non lo dimentico, non posso dimenticarlo.

Vuoi eliminare il messaggio? Ok.

Sì, grazie.

Un ghepardo non può correre alla massima velocità per più di quindici secondi.

Io ho corso alla massima velocità per quindici mesi. Sono stremata. Devo rallentare. Fermarmi forse.

Non vuoi rinunciare a me. Per questo mi sveli uno dei tuoi segreti, stasera. Il tuo "ti penso" è una cima, con la quale pensi di ancorarmi a te. Sai che in passato ha funzionato.

Me ne hai lanciate a decine, ormai. Mi hai legata così stretta, così vicina che non respiro che la tua aria.

Ti è stato facile, non mi sono divincolata. Mi sono lasciata trascinare con il sorriso sulle labbra. Ho dato.

Ti ho dato.

L’anima.

Ti ho addobbato con le mie parole, lucidato con le mie emozioni, ti ho svelato ogni piccola meraviglia che si nasconde dentro di te, ti ho reso forte abbastanza da poter volare da solo. Ti ho fatto grande mostrandomi piccola, ho retto tra le mani il riflettore puntato su di te, ti ho costruito un palcoscenico e ti ho lasciato recitare il tuo soggetto, unico protagonista. Ho applaudito e pianto. Ho dato e mai chiesto.

Non ti chiedo nemmeno adesso. Non ti chiederò mai niente.

Cancello il tuo messaggio serbandone il vuoto splendore. Come un gioiello troppo vistoso. Bello da vedere, impossibile da indossare.

E vado avanti. Senza di te.

Sabrina Campolongo

postato da: MariaGiovanna70 alle ore 08:45 | link | commenti (7)
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Commenti
#1   06 Agosto 2007 - 09:12
 
Delizioso Sabrina.
Si sente il lacerante senso di rinuncia. Una rinuncia necessaria eppure difficile. Una scelta che vale un sms cancellato, simbolo di qualcosa che non si potrà più leggere ma da qualche parte resta. Impresso.
Per andare avanti.

Un abbraccio a tutti!
Buon lunedì

Barbara

@MariaGiovanna: grazie della segnalazione. Buona settimana!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BarbaraGozzi

#2   06 Agosto 2007 - 09:28
 
Rinuncia difficilissima. Lacerazione, sì.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MariaGiovanna70

#3   06 Agosto 2007 - 09:33
 
Mi capita quando sono in viaggio o vedo un posto nuovo di non fare fotografie. Qualsiasi bella foto non potrà mai dare l'emozione che si riceve bel momento in cui si accarezza con le mani, con lo sguardo, con gli occhi qualcosa di unico e allora? Il ricordo, il ricordo è la cosa che più si fissa dentro i lcuore e ti accompagna per la vita e sarà sempre limpido, mai offuscato, mai ingiallito. e si va avanti nella vita snza di lui, senza il dolore senza...
Complimenti per il racconto limpido e chiaro.
Il Cantastorie errante
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#4   06 Agosto 2007 - 10:58
 
Condivisione

[..] La mia adorata Marguerite Duras ha parlato a lungo della solitudine della scrittura, non tanto e non solo come una necessità, quanto come un meccanismo interno allo scritto, non prescindibile. La parola scritta viene dalla solitudine, vive di so [..]
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente biancabalena

#5   06 Agosto 2007 - 12:41
 
Nutro la scrittura di silenzio e solitudine, di passi che risuonano vuoti nelle vie di città antiche, di occhi socchiusi a seguire un filo di vento.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MariaGiovanna70

#6   06 Agosto 2007 - 14:33
 
Toccante, come sempre.
Amaro, come molti tuoi racconti.
Ma con una luce di speranza.
Complimenti.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente razza75

#7   10 Agosto 2007 - 16:11
 
Per quanto mi riguarda non lego a doppio filo la scrittura e la solitudine.

Nella vita sono stato molto fortunato nelle relazioni con l'altro sesso e nei rapporti interpersonali in generale, e le persone che mi sono vicine sono anche fonte di ispirazione per le storie che scrivo.

Ovviamente ciò non toglie che dalla solitudine, che è uno dei più intensi tra i sentimenti che proviamo, nascano spesso poesie e storie meravigliose.
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