La Verità sull’Acqua
Ho sempre avuto la convinzione, radicata in me chissà da quando e soprattutto perché, che l’acqua fosse inodore, incolore e insapore; ho controllato anche nell’enciclopedia e dice proprio che è così, sotto la voce proprietà fisiche della suddetta.
Come molte altre convinzioni anche questa ha finito di essere tale quando aprendo il rubinetto ho visto fuoriuscire un liquido di color rame; con l’essere inodore concordo in pieno, ma del sapore? Ebbene, non ho avuto il coraggio di verificare.
Comunque anche questa certezza comprovata dalla fisica è crollata, non ricordo esattamente il giorno in cui ho iniziato a crederla vera, ricordo solo quello in cui ho smesso di farlo: oggi.
Forse non era definibile acqua quella, ma non importa, fatto sta che con una cassettina di sei bottiglie vuote sono partito alla volta della fonte per approvvigionarmi dell’unica sostanza necessaria alla vita.
Parto con lo scooter, la cassetta incastrata tra le gambe, percorro la stradina secondaria che immette sul viale principale e finisco risucchiato dal traffico. So con certezza dove dirigermi, qual è lo scopo di questa uscita mattutina e indesiderata, almeno per oggi è chiaro: la fonte è la meta.
E come ogni meta esistono diverse strade, più o meno dirette, per raggiungerla.
Fermo a un semaforo, dopo aver ingoiato del buon monossido di carbonio, inizio a delineare con la mente i confini di un progetto a cui sto lavorando da molto tempo, dedicandogli anima e corpo, devo essere attento ad ogni particolare perché stavolta, davvero, è in ballo il futuro della mia (finora misera) vita; ma ho paura di sbagliare, come sempre, e paura di fallire, ancora.
La mia grande zavorra è il timore del giudizio altrui, ma stavolta ho la convinzione d’aver imbroccato la strada giusta, quella sempre segretamente bramata, e trascino con caparbietà questa zavorra senza badare alle strisciate che lascia in terra.
L’attimo, il giorno, l’evento che ha fatto scattare in me la smania di gettarmi a capofitto in quest’avventura non riesco a fissarlo con lucidità; è maturata col tempo, in più passi.
Forse anche questa convinzione è sbagliata e, come l’oggi lo ricorderò il giorno della scoperta del sapore dell’acqua, finirò col ricordare la data e il momento esatto in cui cadrà in frantumi anch’essa? Forse di tutti i fuochi che ardono in noi, alimentandosi delle nostre idee e dei nostri sogni, solo quelli senza memoria della scintilla madre che li accese sono immancabilmente destinati a spegnersi? No, stavolta no, è differente mi dico.
Un tipo mi suona -è verde- urla, seguo il consiglio e riparto. Mi guardo attorno e non riconosco cosa vedo, non capisco subito dove sono, seguo la strada che scorre tra argini di case popolari, -ma dove diavolo sono e dove diavolo vado? Mi sono perso in un paesino di quattro case che conosco da vent’anni, possibile?- penso e mi sovviene la meta di questo viaggio- la fonte certo! Devo andare alla fonte. Ma dov’è la fonte?- mi domando.
-La fonte è in cima alla montagnola, accanto al seminario, cretino- mi rispondo.
Riguardo le case, dalle monotone geometrie abbruttite dagli anni, ricreo una sorta di cartina stradale virtuale col punto rosso a indicare: coglione sei qui!
Finito il viale c’è un bivio, destra o sinistra?, se dovessi scegliere col cuore andrei a sinistra, ma devo andare alla fonte -ahh ho capito dove sono, sono quasi arrivato, ho fatto il giro da dietro e prendendo a sinistra me la trovo in cima alla salita-
Inconsciamente avevo già voltato a sinistra e, senza crederlo certo possibile, fatto la strada giusta -una delle tante- ; ora la fonte la vedo sono arrivato, guidato da non so cosa o guidando non so come, alla meta.
Un capannello di assetati è qui riunito ad attingere l’acqua, una signora ha parcheggiato accanto la fonte un monovolume con un bagagliaio aperto e lo sta caricando con bocce da 10 litri ma sono così numerose che neppure Houdini riuscirebbe a stiparcele, aspetto facendo pazientemente la fila. Mentre aspetto rifletto: strano come essendo pienamente concentrato sui miei affari non abbia avuto occhi per ciò che mi circondava, ho visto solo ad un palmo di distanza e tanto è bastato a perdermi senza rendermene conto, eppure senza badare troppo a quel che facevo imbroccavo strade miracolosamente giuste. Bah, forse solo fortuna. Oppure no. Magari è finalmente arrivata la corrente positiva da cui è destino lasciarmi trasportare, scuotere, affossare ma non strappare via verso gli spazi sconfinati del cielo perché ancora ancorato a terra dalle mie convinzioni. Tranne quella sull’acqua, naturalmente. Lo chiedo a voi, è possibile?
Alla fine tocca a me; chino sul bocchettone lascio al fresco getto saziare le bottiglie e quando piene l’acqua trabocca fino freddarmi le mani mi rendo conto che un signore mi è passato avanti e non me ne sono neanche accorto.
Fine.
Carlo Callari