Vacanze
La sveglia suona, come ogni mattina da chissà quanti anni, Lucia si gira nel letto e con una mano cerca di bloccare quell’insopportabile suono metallico.
La vecchia sveglia che le hanno regalato quando ancora era bambina continua a emettere un suono stridulo e fastidioso.
Invano Lucia cerca a tastoni di interrompere quel supplizio, tasta col la mano cercando il bottone ma non ottiene altro risultato di far cadere il libro che fino a tarda notte ha letto, rapita dalla prosa straordinaria del suo scrittore preferito.
Il segnalibro cade a terra e le pagine si chiudono senza un segno di cui Lucia si possa ricordare quando riprenderà in mano quel capolavoro.
Quarantanove Racconti di Ernest Hewingway: l’ha letto e riletto ai tempi dell’università e lo riprende in mano dopo molti anni.
Finalmente trova la sveglia sommersa dai tanti oggetti che inondano il comodino: una copia di National Geographic di alcuni mesi prima, un’aspirina, i tappi per le orecchie, dei fazzoletti usati a causa dell’aria condizionata.
Dopo alcuni minuti di dormiveglia decide di scostare la tenda e di aprire i vecchi scuroni che sono ormai scrostati dall’intonaco verde che un tempo gli ricopriva.
Sono le sei, Lucia è solita svegliarsi presto quando va a lavoro, gestisce un’agenzia immobiliare in centro, due impiegati, abbastanza lavoro sia durante l’estate che d’inverno, cosa abbastanza rara per un’agenzia immobiliare di mare.
Lucia ha una casetta nella pineta di Milano Marittima, in realtà è nata in un piccolo e triste paesino della bassa romagnola tra il mare e la campagna uno di quei posti squallidi a cui non ti affezioni neanche se sei nato tra quelle quattro case.
E’ così che dice sempre a chi le domanda delle sue origini.
Il fatto è che Lucia è letteralmente nata in una di quelle case.
Sua mamma colta improvvisamente dalle doglie ha partorito da sola prima dell’arrivo dell’ambulanza cosa rara e rischiosa soprattutto se si considera che Lucia è nata nel 74.
Oggi però è un giorno speciale, è il giorno in cui, come tutti gli anni parte per le vacanze.
Le valigie sono pronte all’ingresso per essere caricate sui mezzi che le porteranno in paesi lontani, esotici.
Questo sarebbe il destino delle valigie di una persona comune, normale, ma queste valigie appartengono a Lucia Angiolini.
Sua nonna, pace all’anima sua, da piccina le diceva sempre “tu, Lucia, sei una persona speciale, sei nata per compiere grandi gesta”.
E in effetti Lucia è una persona speciale e lo si era capito fin dal giorno in cui era nata, non tanto per il modo in cui nacque quanto per il giorno in cui venne alla luce.
Era il 25 dicembre 1974.
Quel giorno una terribile tempesta di neve imperversava in quasi tutta Italia e tutti se ne stavano nelle loro casette rintanati a festeggiare il Natale mangiando abbondanti piatti di cappelletti e cappone.
Il caso volle che il giorno precedente la madre di Lucia fosse colpita da un forte raffreddore che la costrinse a rimanere a casa durante i festeggiamenti del Santissimo Natale a casa dei nonni distante solo centro metri.
Il marito insistette per sorvegliare la moglie che di lì a due settimane avrebbe avuto un bambino.
Verso l’una però sfidando le pessime condizioni atmosferiche uscì un momento per mettere qualcosa sotto i denti e per portare un brodino caldo alla moglie fatto dalla nonna.
Proprio in quei venti minuti nacque Lucia.
La stessa Lucia che dopo aver dato una doppia mandata di chiavi si avvia verso la fermata dell’autobus passando per il bar dove fa colazione tutte le mattine.
“Ciao Lucia, in partenza?” gli domanda il barista svegliatosi evidentemente male a giudicare dalle bolze sotto gli occhi.
“Sì finalmente una settimana stacco”.
“Eh, beata te e dove vai di bello?”.
“Sorpresa te lo dico al ritorno”.
Addenta una brioche calda, sfornata da poco.
Dopo un quarto d’ora è sulla corriera diretta alla stazione di Forlì per prendere l’intercity che la porterà a destinazione.
La stazione è semi deserta, solo qualche barbone sdraiato sulle panchine e dei ragazzi diretti chissà dove.
Il biglietto l’ha acquistato su internet.
Il treno è in ritardo.
Ha prenotato un posto vicino al finestrino in prima classe, quando viaggia Lucia non si fa mancare niente.
Finalmente sferragliando il treno si ferma nel binario uno, lo speaker annuncia le fermate sia in italiano che in inglese.
La carrozza è pulita e fresca, il condizionatore spara un getto d’aria sulla faccia di Lucia, certamente non un toccasana per il suo raffreddore però fuori l’afa è insopportabile e la temperatura nonostante siano solo le 9.20 raggiunge già trenta gradi.
Solo un anziano signore fa compagni a Lucia in una carrozza che può ospitare fino a trenta persone.
Il treno lentamente supera tutte le fermate: Faenza, Imola, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza e finalmente arriva alla destinazione finale di Lucia: Milano.
E’ il dodici agosto il termometro segna trentacinque gradi all’ombra, la città è deserta, vuota tutti sono al mare o all’estero o almeno in vacanza.
In fondo anche Lucia è in vacanza, una vacanza un po’ strana ma comunque una vacanza.
Il fatto è che a lei non piace la gente, ama il silenzio, la solitudine, la tranquillità.
Quando d’estate il suo paese Milano Marittima si riempie di turisti chiassosi, maleducati, spreconi le si stringe il cuore e non vede l’ora di prendersi la sua settimana di pace, di riposo.
Tutti gli anni dal dodici agosto fino al diciannove, come un habituè si rifugia a Milano dove tramite un’agenzia mobiliare affiliata alla sua ha comprato una appartamentino.
In fondo Lucia è una persona speciale, nata per grandi cose, nessuno lo sa ma lei scrive, scrive poesie.
Francesco Giubilei