Castello di sabbia
E’ ovvio che Claudio e Marina siano qui, sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro.
A guardare il sole ormai quasi scomparso dal cielo, che gli inizi della penombra incorniciano con una luminosità debole e rossastra.
E’ ovvio che siano qui, su questa sabbia per loro taumaturgica, a sentire sui piedi nudi le onde che lente e regolari si spengono sul bagnasciuga con una bianca e gorgogliante schiuma.
Ed è ovvio che osservino il castello costruito dai due bambini che poco fa se ne sono dovuti andar via perchè ora di cena.
Un castello di sabbia che nel pomeriggio era ben lontano dall’acqua della bassa marea ma che adesso, col salire del livello, è in grave pericolo.
E già le onde più forti ne lambiscono le fondamenta.
Nel loro pomeridiano peregrinare su e giù lungo la spiaggia, Claudio e Marina si fermavano sempre più spesso qui, a guardare le fasi di costruzione del castello.
E ora si stanno chiedendo di quanto salirà ancora la marea e se alla fine vincerà la sabbia o, come sembra più probabile, l’acqua.
E se i due bambini, quando l’indomani mattina torneranno in spiaggia, proveranno una fitta di dolore non trovando più il loro edificio. O se invece gioiranno perchè il loro fatato castello sarà ancora in piedi, forse un po' sbrecciato rispetto al giorno prima, con una torre quasi del tutto crollata, un portone sfondato, uno dei cortili interni invaso dalle alghe e non più vuoto come in origine, le mura non perfettamente lisce, ma sostanzialmente intatto e sopravvissuto alla notte.
Claudio e Marina se ne stanno lì a guardare, per vedere come andrà a finire.
La linea del mare è ancora distante, forse sessanta, settanta centimetri, ma sempre più spesso qualche onda raggiunge il castello e ne corrode, magari di pochissimo, le basi.
Il primo segno chiaro ed inconfutabile della rovina è quando vengono giù le due torri esterne, quelle che i due bambini avevano definito le « torri guardiane «. Quelle che Claudio e Marina avevano visto costruire quand’erano arrivati in spiaggia, con lui che non aveva poi tanta voglia di prender sole ma lei che moriva dalla voglia di sentirselo sulla pelle. Lei appena uscita da una brutta malattia.
E si erano fatti incuriosire da quel bambino e da quella bambina (cos’avranno avuto ? sette? otto anni ? ) che con tanto impegno stavano cercando di erigere un castello così grosso e così ben progettato.
E si erano inteneriti ( loro due che non avevano figli per scelta ) per quel piccolo bruno e magro che aveva preso per mano la sua compagna un po' bruttina, con goffe codine da topo biondo, per indicarle un punto della torre più alta annunciandole tutto solenne : «Cristina, qui facciamo la nostra stanza «
E poi avevano continuato a lavorare con impegno colmo di serietà alla costruzione che diventava sempre più grande e sempre più complessa.
Nei loro avanti e indietro lungo il bagnasciuga, sempre più brevi perchè lei ancora convalescente si stancava presto, Claudio e Marina avevano assistito alla progressiva crescita del castello finchè, saranno state le sette e mezza, lo videro finito.
« Se il mare ci prova a toccare la nostra stanza « stava dicendo proprio in quel momento la bambina « io mi metto davanti all’acqua e la prendo a calci così le onde non passano più «
E quando per allontanarli da lì, non bastando i ripetuti richiami, erano arrivati i genitori che volevano tornare in albergo a mangiare e poi a dormire, e nessuno dei quattro adulti voleva ascoltare le preghiere dei due bambini di poter restare ancora un po' col loro castello, a fargli coraggio nella battaglia notturna contro il mare, e uno dei padri stava per passare alle maniere forti, era stata proprio Cristina a discutere con più decisione, mentre il suo compagno la fissava ammirato, fiero di avere una donna così energica.
Ma alla fine anche lei aveva dovuto cedere, dopo avere però strappato ai genitori di entrambi la promessa di farli venire in spiaggia più presto del solito, l’indomani mattina.
Claudio mormorò uno sprezzante « Che stupido « rivolto al padre del maschietto che, mentre il figlio aveva ormai voltato le magre spalle al castello e gli dava fiduciosamente la mano, rifilò un calcio alla costruzione.
Poi, sulla spiaggia sempre più deserta, Claudio e Marina erano rimasti quasi soli.
Ad una cinquantina di metri, alcuni bagnini che tiravano a riva i pedalò e le barche.
Un gruppo di ragazzi e ragazze che, ancora più distanti, giocavano a pallavolo vicino alla cabine.
Il rumore della risacca e quello, lontanissimo, del traffico sul lungomare.
E’ ovvio che loro due adesso siano ancora qui, a guardare la marea che continua ad alzarsi.
Non c’è niente da fare : il castello si sgretola piano ma costantemente. Una parte resiste più delle altre, ma le mura di cinta sono svanite e la torre con la stanza magica è già crollata, ormai inghiottita dalle onde che l’hanno dissolta.
Claudio e Marina non saprebbero dire perchè non se ne vanno via : ormai è quasi buio, hanno fame, lei è stanca ed il castello non esiste più. Solo un ammasso indistinto, una sabbiosa montagnola appena più grande di altre, semisommersa dalla marea che continua a levigarla, togliendole ogni residua forma, appiattendo del tutto i resti delle torri e delle mura, colmando di alghe i fossati ed i cortili.
Un anziano con i pantaloncini corti ed un berretto da baseball passa con il suo cane ed urta con un piede il mucchietto anonimo di sabbia.
Un’onda più potente delle altre sommerge tutto e quando l’acqua si ritira, del castello non è rimasto più nulla.
Claudio si volta verso Marina nel momento esatto in cui anche lei si sta girando verso di lui.
« Ho un’idea « dicono insieme.
Un rapido bacio e poi si chinano sulla sabbia, lontano dalla marea, fuori portata dalle onde, ma non troppo perchè se no si potrebbe capire.
Adesso è davvero buio, ma con le luci dei lampioni sul lungomare, gli scintillii della piattaforma galleggiante dove la gente sta ballando al suono di un’orchestra e con la luna piena, vedono a sufficienza.
« Questa torre dov’era ? «
« Mi pare qua «
« No «
« Più in là ? «
« Sì «
« Sicura ? «
« Sì «
Molte volte sono costretti a rifare alcune parti che non stavano venendo bene.
« Te la senti ? « le chiede lui quando è già tardi.
« Sì «
« Ma non sei stanca ? «
« Certo che sì « e scoppia a ridere.
Lavorano a lungo e quando finiscono è notte fonda.
Si alzano in piedi.
Il cielo è stellato.
L’orchestra romagnola ha smesso di suonare e sulla piattaforma galleggiante non c’è più nessuno.
Claudio corre in una pizzeria ancora aperta per comprare da mangiare e da bere.
Torna in riva al mare.
Marina ha trovato e aperto due sdraio.
Si siedono e mangiano le pizze.
Fa quasi fresco e si è alzato un leggero vento carico di odore di salsedine.
Hanno sonno e stanno bene. Pregustano la gioia che proveranno tra poche ore.
Quando vedranno i due bambini arrivare in spiaggia e ritrovare il castello proprio come l’avevano lasciato.
Più o meno
Luciano Comida